Fabio Fasola vince la 1^ prova del Campionato Italiano Motorally…

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Fabio Fasola vince la 1^ prova del Campionato Italiano Motorally…

…E ORA?

Portoferraio, 24 Marzo 2013

Domenica sera, torno a casa. Stanco. Sovreccitato. Felice. Ho lasciato gli stivali da moto nell’ingresso di casa, ma mi sarei buttato sul letto tenendoli ancora ai piedi, ancora imbalsamati nel fango. La cena è pronta, sto per sedermi a tavola. Attorno a me sguardi curiosi, sorridenti, percepisco quasi sghignazzanti. Mi guardo, ho ancora parte dell’abbigliamento addosso, ma non è la prima volta che giro per casa vestito da moto. Non può essere questo. Mi guardano fisso all’altezza del gomito. Mi accorgo. Ho ancora la coppa sotto braccio. La coppa, il trofeo ricordo della mia ultima vittoria (in ordine cronologico). Faccio per posarla da una parte, poi no, la metto al centro della tavola….

Strano, non è la prima volta che vinco. Una reazione infantile, scherzosa, ma evidentemente con qualche significato nascosto da qualche parte. Ci penso mentre mi preparo ad abbuffarmi come al solito.
Oltre la cinquantina, vedo attorno a me, è giacca e cravatta, un po’ di pancetta, sentenze e ricordi. Qualche passeggiata in fuoristrada, talvolta magari non più con la moto. Non mi pare che sia il mio caso. Ecco che cominciamo a riflettere sui significati. Sul significato di quella coppa che è rimasta sotto il braccio fino a tavola.

Quando hanno deciso di organizzare la prima prova dell’Italiano Motorally all’Elba, che è ormai casa mia da parecchi anni, io ho deciso che avrei corso quella gara. Sono andato infinite volte in giro per le piste dell’Isola. Da solo, con gli amici, con i clienti, con clienti diventati amici e amici diventati anche clienti. Ho portato tutti in giro per sterrati, mulattiere, boschi, montagne. C’è tutto, all’Elba, tutto quello che della natura è bello. Le prime volte che sono venuto a “girare” all’Elba si poteva andare anche sulla spiaggia. Oggi no, e non ci andiamo più. Ci si ritrova più verso l’entroterra, ma il mare si vede sempre, ed è diventato un riferimento visivo insostituibile. Linee di costa invece di picchi di monte, si impara in fretta a riconoscerli e a farli diventare punti cospicui.
Il Mameli, un’istituzione all’Isola da molto prima che arrivassi, e praticamente tutti i suoi “discepoli”, che hanno continuato ad andare in moto e che continueranno sinché una moglie, un figlio o un nipote non li faranno interdire, o direttamente internare. Anche loro hanno deciso di fare la loro gara, e ci siamo anche allenati. Il Frassini no, è diventato Presidente del Motoclub e sapeva già di non riuscire a correre, sennò c’era anche lui.
Cominciano ad arrivare, riempiono la banchina di moto, camper, furgoni, carrelli. Molti li conosco, molti mi conoscono, si chiacchiera, si beve un caffè, due, tre, non so quanti. E si parla della gara.

Ci sono i Campioni, i giovani Campioni, i vecchi Campioni. D’improvviso mi rendo conto che me la sono raccontata. Dicevo a me stesso che avrei fatto la gara per girare in un altro modo nei miei posti. Ma non era vero, dovevo saperlo che avrei fatto la gara per fare la gara. Per nient’altro. Me ne sono accorto in banchina.
Allora mi preparo come si preparano tutti i Piloti. Faccio le verifiche (la moto era già mille per mille a posto), sistemo le ultime cose, preparo accuratamente il road book. Riconosco molte note a prima vista, come avessi sott’occhio una michelin.

Si parte, e vedo rosso. Sono in gara. Vinco. Quasi non me ne sono accorto. Poi cambia tutto. Le sensazioni sono forti, non dissimili, mi pare, di quelle provate quando ho vinto la prima volta. Qualche anno fa.
Complimenti, tantissimi. Abbracci, risate, contentezza. Noi, “elbani”, si fa festa. È una data memorabile. Per me quasi come per Alex Salvini che in Argentina è leader della E2 Mondiale. E, infatti, all’Elba si è tutti Campioni del Mondo.
Qualcuno, certo come l’acqua, avrà avuto da ridire. Lo immaginavo prima e ne ho avuta la certezza quando mi hanno teso un’”imboscata” sulla pista della gara per controllare se la nota del mio roadbook corrispondeva al punto dove avevo messo le ruote. Precisa, sincronizzata al millimetro. Che credevi? Che a cinquant’anni si torni per un contratto milionario. Per il “palmares”? Per un Campionato? E che per tutto questo si sia disposti a barare? Si corre perché è fantastico, perché è stata la nostra felicità e lo è di nuovo tutte le volte che ci riproviamo. Come la prima volta, e fino all’ultima. Conoscevo le piste dell’Elba? No, mai viste! È la prima volta che prendo il traghetto delle 05:20! Si ma forse era meglio se non correvi a casa tua… sì, infatti avevo pensato di andare a correre a San Juan e battere Salvini! Oppure, mentre tutti correvano all’Elba, di andare a fare una partita a briscola a Reggio Calabria.

Mah, insomma. Volevo correre nella “mia” isola, con i miei amici. Volevo correre bene, come sempre. Sono partito, non ho sbagliato, non sono caduto, non mi sono stancato troppo. Ho vinto. Sorpreso? Mica poco! I Campioni erano tutti lì, e queste gare le conoscono bene, anche se non sono tutte belle come può esserlo una all’Isola, e pur distratti dagli scenari, sanno come andare forte. Va bene. Questa volta abbiamo scoperto insieme che anch’io vado (ancora) forte. Magari un po’ meno se si considera il vantaggio della conoscenza, dell’esperienza, della forma “obbligatoria” visto che in moto ci sono tutta la settimana, ma sul primo gradino del podio, questo l’ho imparato già a quattordici anni, non ci sali se sei un brocco. E di felicità ce n’è per tutti in abbondanza, posso permettermene una piccola porzione extra, nel mio fuoristrada, nella mia Isola, con i miei amici, con la mia famiglia e con mio figlio che ancora non si è reso conto di che padre ha…

“Hey Campione, guarda che ti si freddano gli spaghetti!”
Sì, ora vado a mettete la coppa sul comodino, così ci parlo ancora un po’ prima di addormentarmi.

Grazie ragazzi, abbiamo vinto. Volevo dividere con voi questa bella giornata di una felicità un po’ all’”antica”. Ne vivo altre, ugualmente e più intense, ma questa è una felicità di bimbo che non mi ricordavo più.
Poi non la facciamo troppo lunga. Se andiamo alla Sei Giorni in Sardegna? Certo, vorrei fare quella Sei Giorni, e quella da considerare come l’ultima. Bisogna che il signor Sesti mi trovi un posto tra i milioni di richieste. Così, per gentilezza. Non vorrei dovergli far pesare il mio palmares, così fresco e indiscutibile.

Grazie di nuovo, a presto.

 

 

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